Everything Happens For A Season

Lo sport come metafora della vita.

Di esempi ce ne sono tanti. Se cercate altrove, raccontati in maniera divina.

Invece siete finiti qui e vi sorbite questo primissimo post che vorrebbe evitare la filosofia e la retorica spicciola per essere una sorta di buffet di quelli allestiti all’apertura di un negozio. Quelli dove il 94% delle persone non ritorna mai più in quel negozio dato che gli interessa solo scroccare per una volta un misero tramezzino. Il risultato non sarà garantito e nessuno verrà rimborsato, mettiamo subito le cose in regola. Il 94% di voi non ritornerà qui, lo so già.

Il perché siete finiti qui lo sapete solo voi. Si spera.
Il perché si sia aperto questo ennesimo buco dell’internet non si sa, e a cosa potrà servire, che cosa potrete trovare, lo si può vagamente intuire guardando un po’ quì e un po’ lì. Non lo so nemmeno io. Se non vi piace quello che vedete oppure non è comodo da fruire, tranquilli che per me è lo stesso. E’ tutto in divenire, magari un giorno ritornate ed è tutto diverso. O non ci sarà più nulla. Un buco dell’internet che poteva aprirsi in tanti momenti, in tante stagioni, e se avessi continuato a valutare cosa fare e come non mi sarei mai deciso.
E invece è comparso esattamente in questa stagione.
Fosse successo l’anno scorso avreste trovato qui forse qualche riga su una Juventus futura vice campione d’Europa. Una società dominatrice da ogni punto di vista in Italia, nel giro di pochi mesi, a un quarto del cammino, si è trovata dodicesima con 12 punti. Tutte le analisi, le previsioni, le considerazioni sono andate completamente a meretrici. Come quelle che a quel punto l’avevano data per spacciata e fuori dai giochi e – tac – guarda come tutti gli esperti di nuovo fanno una figura barbina. Rimonta senza ostaggi e tutti a riparlare di egemonia bianconera.

In una stagione può accadere davvero di tutto.

Succede che nelle 13 partite che ti portano a Natale fai la miseria di 2 punti, arrivi ad Aprile guardando il fondo del barile: ne fai 21 con 7 vittorie, abdichi solo al Chelsea e ti piazzi a +6 dalla salvezza.

 

Claudio Ranieri? Really?
Gary Lineker - 13 Luglio 2015

 

Mentre la regina italiana prepara la nuova campagna europea con tutta la corte al seguito, decidi di affidarti proprio ad un rinnegato del suo calcio. Come detto il loro carrozzone reale e annessa orchestra si impantana nel fango, il rifugiato fa prima esiliare il decantato profeta portoghese, mette in riga tra i tanti l’ingegnere che l’unica volta che gli ha funzionato l’automobile è stato grazie a un argentino che non andava d’accordo con l’Europa, il professore che non è mai convolato a nozze nemmeno con il Gavroche, l’olandese che ha sempre da insegnare a tutto il mondo e gli unici che dovrebbero imparare – i giocatori – a quanto pare non ne vogliono sapere. Sembra l’inizio di una barzelletta, stiamo parlando di una Campagna d’Inghilterra che apre le porte a tutte le metafore sport/vita che vuoi, copertine, documentari, reality show, film, articoli e commenti ovunque.

Un Leicester che da 40 anni finisce dietro allo United e che mette in ridicolo le centinaia di milioni spesi a Manchester, vuoi non dedicarci 5 righe?

Tempo un mese e finisce tutto. Si prende, si chiude e poi, qualcuno, ricomincerà e andrà avanti. A furia di ricominciare e andare avanti, 20 anni sono passati per Kobe e anche lui deve prendere atto che la sua stagione è finita. Quel che è stato è stato, quel che è fatto è fatto. Quello che ha fatto gli basta per essere considerato semplicemente la miglior guardia dopo MJ. Shock nella vita quotidiana per i tifosi, traumi e disorientamento come quelli che ormai si erano abituati all’avvento dell’autunno, agli inizi del campionato ma pure i rush finali primaverili, attaccati alla radiolina a sentire “Juventus in vantaggio, uno a zero, gol di Del Piero” come una rituale cantilena settimanale. A Roma sono già pronti (anzi, non lo sono) a inserire la data dell’ultima partita di Totti tra i libri di scuola per i bambini, dopo la caduta dell’Impero. O forse prima.
Per altri, la stagione è appena agli inizi e per un Kobe che finisce c’è un Mick Schumacher che si affaccia all’automobilismo che conta tastando subito il gradino pìù alto. Vai a sapere però se e quanto durerà. Tempo qualche anno e magari finisce con l’avere lo stesso impatto di Ralf. Figuriamoci se non c’è modo di fare poesia sulla famiglia Schumacher oggi più che mai.

Perchè una stagione è così. Sei in una scuderia giapponese, nome famoso in tutto il mondo, motori fatti in casa sotto il Monte Fuji. Che però controlli e non vincono dai tempi di Senna. L’ultima vittoria a essere precisi è di Berger nel 1992 in Australia col brasiliano ritirato, ma tant’è. E la squadra arriva terz’ultima. Davanti ad altri ben meno nobili ed attrezzati giapponesi che abbandonano il campionato dopo quattro gare, ovviamente a zero punti, e davanti a degli indiani alla loro prima stagione e che figurati inanellano una bella serie di ritiri. Chiudendo ovviamente a zero punti.

 

E cosa vuoi fare lì che sei pure con Barrichello, il Ranieri della F1. Paragone fatto senza ragionarci, sia chiaro, ma l’importante è farsi qualche risata. 28 anni, la massima maturazione, e ti senti poco più che un tester o un development driver. A fine anno Honda abbandona, passaggio di consegne, tu non ti muovi. E cosa potrai mai fare? Vincere il mondiale. Da stringere la mano a chi ha avuto la dritta giusta e ha tirato su qualche soldo scommettendo. E pure a Ross Brawn che ha rilevato la scuderia per due spicci e nel giro di una stagione l’ha rivenduta per la gioia del suo conto in banca. E della moglie.

Una stagione di un quinquennio fa. Ambrosini quel colpo di testa non lo sbaglia, il pallone entra e il Cagliari esonera Allegri. Cosa sarebbe stata di quella stagione, la storia sua, mia e pure tua.
Chissà quanti episodi del genere ci sono stati e ci saranno. Chissà quante stagioni ci siamo giocati e non ce ne siamo accorti. Chissà quanta retorica spicciola si sta propagando dai vostri schermi per colpa di queste righe.

Chi si è prodigato giorno e notte in cerca della tattica giusta, dell’alchimia e del tandem per la coppia d’attacco, chi ha avuto a che fare con presidenti irascibili e superbi, le sessioni di calcio mercato senza soldi oppure senza freni grazie a budget piovuti dal cielo. Chi si presenta ai nastri di partenza volendo mettere le mani sulla Coppa, e manco lo nasconde, chi invece sa che sarà semplicemente una lotta a non retrocedere troppo presto, una gara a rimandare il più tardi possibile il verdetto scontato.

Stagioni diverse e inaspettate, anno dopo anno.

Giocatori che arrivano, giocatori che se ne vanno. I ritiri precampionato, allenatori chiamati alla disperata a salvare l’insalvabile, risultati prevedibilissimi che non sorprendono nessuno, poi i colpi di sorpresa, le cosiddette favole. La cenerentola che compare all’improvviso. Frequenti stadi, tifosi, conosci persone, solo per poco, transitano giusto il tempo per un prestito di una sessione di mercato, quel che basta per partecipare a spogliatoi infuocati. Il pupillo tuo che viene venduto perché c’è bisogno di fare cassa. Il sacrificio inevitabile.

I rammarichi e i rimpianti che se avessi saputo prima. Quell’affare di mercato, quella partita, quella sostituzione fatta o che potevo fare, quella formazione che ho schierato, quella conferenza stampa che se l’avessi gestita diversamente non mi sarebbe scoppiato il caso, quella fiducia non ripagata data a un giocatore, quel segnale che non avevo colto. La paura di sbagliare, di fare o non fare, l’illusione di essere in pieno controllo dello spogliatoio e della partita.

Ma cosa importa, tanto è sempre colpa dell’arbitro, perché sì, ci sono le regole, ma valgono solo per me, guardate gli altri cosa hanno fatto, come si fa a non vedere, eh il giorno che il regolamento verrà applicato per tutti…

E per fortuna che di quel campionato non ti importava nulla, doveva essere tranquillo, di transizione e invece devi sopportare la pressione del risultato anche se hai già fatto più del dovuto.

Il giocatore che dice di no, poi lo vedi andarsene. Prende l’aereo tra le lacrime per giocare in un altro campionato. E chissà come sarà la sua stagione. Chissà come sarà la tua. Chissà se giocherete assieme o contro. Ma anche chi se ne frega, devi pensare alla tua, i giocatori cambiano, le società rimangono. Avrai fatto la scelta giusta? Avrà fatto la scelta? Vabbè ma magari la prossima sessione, butto un occhio vediamo come vanno le cose, si sa mai.

Ogni stagione è una novità. Se ne apre una e poi si chiude. E poi un’altra ancora. E ancora. Di nuovo.

E se sei qui forse è perché sei in cerca del modulo perfetto, dei giocatori giusti. Scordati soluzioni da un click, la pappa pronta, la lista della spesa per avere tutto e subito.
A me non interessano, sono metodi sbagliati di approciare, soluzioni mascherate. Al prossimo problema sei di nuovo al punto di partenza e il gioco poi non te lo godi per nulla.

if you give a man a fish he is hungry again in an hour. If you teach him to catch a fish you do him a good turn.
Se dai un pesce a un uomo è di nuovo affamato nel giro di un’ora. Se gli insegni a procurarsi un pesce

Il calcio, lo sport, è fucina, è confronto, è ragionamento, è discussione. Senza di quello non lo si comprende e non si sviluppa. Le fotocopie e le repliche le lascio agli altri, ci sarà un motivo se Sacchi ha fatto bene solo una volta. Mi concentro sul dove e come guardare, sul metodo.

Davanti a una scelta non ti dico cosa scegliere, ti dico come scegliere. Non ti dico chi mettere in campo, ti parlo di come valutare chi schierare. Poi la scelta la farai tu. Come è giusto che sia.

Nous sommes nos choix.

E in una stagione di scelte ne facciamo tante, magari il contrario di tutto quello che pensiamo, analizziamo, crediamo, immaginiamo, abbiamo detto a qualcuno. Senza neanche rendercene conto.

Tanto alla fine

Everything happens for a season.

Quello che scegliamo in quel frangente, per quella stagione, è quello che conta. Puoi programmare a medio/lungo termine quanto vuoi, ma devi passare per la stagione in atto, il momento. I risultati servono qui, adesso, e la situazione in cui sei è frutto della tua programmazione nel passato. Poi la prossima stagione chi lo sa, sarà tutto cambiato, altre premesse, altre evoluzioni. Ci penseremo quando comincierà. Se ci sarà concesso.
Intanto l’orologio va avanti e tu sei a bordo campo, in piedi sotto la pioggia, e devi scegliere cosa fare, prendere delle decisioni per vincere questa partita.

 


Si sta giocando in mezzo a una tempesta, cosa fai, aspetti che passi? Che finisca?
Impara a giocare. Sempre e comunque, sotto ogni condizione. E goditi questa partitam dato che vai a sapere se avrai modo di essere ancora in carica, di avere un’altra possibilità. Con lo stesso entusiasmo della prima. Con lo stesso entusiasmo dell’ultima.

Buona stagione a tutti e benvenuti nel mio club.

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